Guida · Italia

Batteri per la fossa: ne versi cento miliardi per grammo, gratis, ogni giorno

In sintesi
  • I batteri della fossa arrivano dall'intestino: circa cento miliardi per grammo di feci, e 400 specie diverse in un solo grammo.
  • Una fonte universitaria è netta: per i sistemi settici non occorre aggiungere alcun batterio speciale.
  • Su 48 fosse seguite per 12 mesi, gli additivi non aumentarono la carica batterica né ridussero i fanghi.
  • Il lievito è un fungo, non un batterio: metabolismo diverso, e produce gas in eccesso.
  • A danneggiare la flora sono gli sturatubi (0,1 mg/L bastano) e gli antibiotici, non la candeggina del bagno.
Da sapere

Esiste un additivo che può fare danni concreti, ed è quello enzimatico. Sulla superficie del liquame galleggia una crosta di grassi e oli: non è sporcizia, è la barriera che li tiene lontani dall'uscita della vasca. La Virginia Tech avverte che certi enzimi possono disgregarla, mettendo la schiuma in sospensione nell'effluente, che a quel punto raggiunge il campo di dispersione e ne impedisce l'infiltrazione. Il grasso non viene eliminato: viene spostato dal punto in cui è innocuo a quello in cui è fatale. Una trincea disperdente colmata dai grassi si rifà, non si lava, ed è la voce di spesa più alta dell'intero impianto. È il paradosso di questa materia: il prodotto comprato per fare del bene è l'unico capace di portarti al guasto più caro.

Agosto 2005, forum di edilizia. Un uomo ha appena sostituito la vecchia fossa in cemento con una Imhoff nuova di plastica, e scrive perché non sa cosa fare prima di usarla.

Un amico mi ha detto che prima di iniziare ad usarla o anche qualche giorno dopo di versarci dentro un attivatore di fossa biologica.

Discussione «Attivatore di fossa biologica», forum edilizio

Va in ferramenta e gli rispondono che «ogni ditta produttrice di vasche biologiche ha un suo prodotto specifico». Telefona a chi gli ha venduto la vasca, e annota una frase che vale l’intero thread: «Chi mi ha fornito la vasca non è stato in grado di darmi spiegazioni».

Vent’anni dopo la scena si ripete identica in migliaia di ferramenta italiane. Vale la pena rispondere una volta sola, con i numeri.

Cento miliardi per grammo, consegnati a domicilio

I batteri che fanno funzionare una fossa settica non si comprano: arrivano dall’intestino di chi abita la casa, ogni giorno, insieme alle acque nere.

Le cifre sono queste. Un grammo di feci umane umide contiene nell’ordine di cento miliardi di batteri. In quello stesso grammo convivono circa 400 specie batteriche diverse. Una persona ne produce fra 100 e 200 grammi al giorno. E non si tratta di una contaminazione marginale: i batteri costituiscono una frazione enorme della materia, fino al 55% della massa fecale secca, mentre un singolo batterio pesa circa 4,6 picogrammi.

Moltiplica pure tu, perché il risultato è più eloquente di qualunque aggettivo: una famiglia versa nella propria vasca, gratuitamente, ogni giorno, una quantità di microrganismi che nessuna bustina può avvicinare. È per questo che una pubblicazione universitaria americana, affrontando esattamente la domanda dei nuovi impianti, risponde in modo così poco commerciale: sebbene i sistemi settici richiedano batteri per funzionare, non occorre aggiungere alcun batterio speciale.

La fossa, aggiungono le stesse fonti, regola da sé la propria popolazione microbica in base alla quantità di refluo che riceve. Il cibo determina i commensali. Aggiungerne altri non aumenta il banchetto: lo diluisce.

Sul forum del 2005, del resto, la risposta corretta era già lì, scritta da un utente qualsiasi con la prudenza di chi non ha titoli.

In realtà sapendo a grandi linee come funziona il ciclo di riduzione dei liquami suppongo che vada bene un qualunque attivatore. da quello che mi risulta, infatti, il batterio che riduce i liquami praticamente ad acqua si dovrebbe attivare da se.

Discussione «Attivatore di fossa biologica», forum edilizio
Cosa fare con una vasca nuova Il manuale di installazione dice di riempirla d'acqua pulita prima del primo utilizzo, e il motivo è meccanico: una vasca vuota, in un terreno saturo, può galleggiare o deformarsi. Non è un inoculo. I batteri arrivano con il primo scarico, e nel giro di poche settimane la comunità microbica si struttura da sola in funzione del carico organico che riceve. Se il costruttore ti consegna una bustina con la vasca, non è una prescrizione tecnica: è una precauzione commerciale, che serve a lui più che a te, come nota lucidamente un utente di forum vent'anni fa.
Il costo di sbagliare Fra i due errori possibili non c'è simmetria. Non usare additivi, se gli additivi servissero, ti costerebbe al massimo uno spurgo in più. Usare un enzimatico che disgrega la crosta di schiuma può mandare i grassi nella trincea disperdente e costringerti a rifarla: è l'opera interrata più cara dell'impianto. Quando il rischio è asimmetrico, la scelta prudente non è quella che sembra più attiva. È quella che non tocca la crosta.
Promemoria L'unico additivo capace di cambiare davvero qualcosa è quello enzimatico, e la cambia in peggio: scioglie la crosta e manda i grassi nella trincea. Il rischio non è simmetrico, e per questo la scelta prudente è non toccare nulla. Non usare additivi, se servissero, costerebbe al massimo uno spurgo in più; usarne uno sbagliato costa la trincea intera.

Cosa succede là sotto: quattro fasi, nessun intervento umano

Il processo che avviene nella vasca si chiama digestione anaerobica e si svolge in quattro tappe consecutive, ciascuna condotta da gruppi microbici diversi.

Nell’idrolisi le molecole grandi — proteine, grassi, carboidrati — vengono spezzate in molecole più semplici. Nell’acidogenesi quei frammenti diventano acidi organici. Nell’acetogenesi gli acidi si trasformano prevalentemente in acido acetico, idrogeno e anidride carbonica. Nella metanogenesi, infine, i microrganismi metanogeni convertono quei prodotti in metano e anidride carbonica: è la fase finale, ed è anche la più delicata.

Delicata perché i metanogeni sono i più sensibili di tutti alle condizioni chimiche. L’intervallo di pH ottimale per la digestione anaerobica è 7,5-8,5; sotto 6,8 la metanogenesi risulta inibita, e l’acido acetico che si accumula diventa esso stesso un inibitore. Se si interviene con la calce per correggere l’acidità non si dovrebbe superare pH 8, oltre il quale l’attività batterica si paralizza: le dosi indicate per tamponare un abbassamento di pH sono nell’ordine di 40-50 grammi per metro cubo di volume utile.

Sono numeri che dicono una cosa sola a chi possiede una casa: il sistema è un equilibrio chimico, non un serbatoio da riempire di prodotti. Chi versa qualcosa dentro la vasca sta spostando quell’equilibrio, e non sempre nella direzione che crede.

~400 speciein un solo grammo di feci
55%della massa fecale secca sono batteri
7,5-8,5pH ottimale della digestione
6,8sotto questo pH la metanogenesi si inibisce

L’attivatore: cosa dicono le prove, cosa dice chi lo vende

La domanda va posta con precisione, perché posta male ha due risposte. Serve un additivo a una fossa sana, svuotata con regolarità?

L’evidenza indipendente è insolitamente compatta. La North Carolina State University ha seguito 48 fosse settiche a grandezza naturale per 12 mesi: nessuno degli additivi ha aumentato in modo significativo il numero di microrganismi rispetto ai controlli non trattati, a nessun livello di manutenzione, e non è emersa alcuna differenza misurabile nell’accumulo dei fanghi. La Virginia Tech osserva che le quantità di batteri contenute negli additivi sono troppo piccole per incidere su un sistema settico, e che in un impianto perfettamente funzionante non dovrebbero servire batteri aggiuntivi.

Dall’altra parte ci sono le pagine che vendono l’additivo, e sostengono il contrario con la stessa sicurezza: che i batteri naturalmente presenti sarebbero insufficienti o «sbagliati», e che senza immissioni regolari del loro prodotto il sistema si intasa. Non è una divergenza fra scuole scientifiche. È una divergenza fra chi studia e chi vende, e va letta sapendolo.

C’è un pericolo concreto, però, e riguarda gli enzimi. La Virginia Tech avverte che certi enzimi possono disgregare lo strato di schiuma — la crosta di grassi e oli che galleggia in superficie — mettendolo in sospensione nell’effluente, che a quel punto raggiunge il campo di dispersione e ne impedisce l’infiltrazione. La crosta non è sporcizia da sciogliere: è la barriera che tiene i grassi lontani dall’uscita. Chi la dissolve non elimina il grasso, lo sposta dal punto in cui è innocuo a quello in cui è fatale, e una trincea colmata si rifà, non si lava.

L’obiezione più elegante, ancora una volta, la scrive un utente del 2005.

L'attivatore potrebbe servire, ma una volta si usava riempire d'acqua la fossa biologica, senza aggiungere alcun altro attivatore (eppure il letame stallatico - miglior attivatore in assoluto - era facilmente reperibile) e non mi è mai giunta notizia di alcun malfunzionamento delle fosse.

Discussione «Attivatore di fossa biologica», forum edilizio

Il lievito, lo zucchero, e le guide «scientifico-pratiche»

Accanto agli additivi commerciali prospera la farmacia domestica: lievito di birra, zucchero, carne cruda, latte. Nessuno di questi rimedi ha una base scientifica, e per il più diffuso l’obiezione è di manuale del primo anno.

Il lievito è un fungo, non un batterio. Il suo metabolismo è diverso da quello dei batteri anaerobici che lavorano nella vasca, e invece di aiutare produce gas in eccesso. La ricerca, osserva una fonte tecnica, ha mostrato nel corso di ottant’anni che aggiungere un panetto di lievito non migliora in alcun modo il funzionamento di un sistema settico.

Questo non ha impedito a una pagina italiana intitolata «Attivatore Fossa Biologica Fai da Te: Una Guida Scientifico-Pratica» di pubblicare la ricetta: un pacchetto di lievito di birra sciolto in un litro d’acqua calda, lasciato riposare mezz’ora, versato nella vasca; dopo una settimana, promette, gli odori spariscono, e conviene ripetere ogni mese. È un ottimo esempio di come la parola «scientifico» in un titolo non abbia alcun rapporto con il metodo. Se gli odori spariscono per una settimana, il motivo va cercato altrove — quasi sempre nello sfiato o nei sifoni, non nella flora batterica.

Cosa danneggia davvero i batteri

Se gli additivi non aiutano, la domanda simmetrica è più utile: cosa fa del male?

Non la candeggina, o non alle dosi di casa. Nel 1987, all’Università dell’Arkansas, Mark Gross misurò la soglia di die-off della flora: 1,85 mL/L di refluo per la candeggina liquida, 5 mL/L per un disinfettante tipo Lysol. Sono concentrazioni che il lavaggio di un bagno non raggiunge, e nelle prove su fosse reali, dopo dosi massicce versate in un colpo solo, la popolazione batterica si è ripresa entro un massimo di 60 ore.

Gli sturatubi chimici lavorano tre ordini di grandezza più in basso: per un prodotto tipo Drano bastano 0,1 mg/L per ridurre di dieci volte la concentrazione batterica, 1,3 mg/L per uccidere la maggior parte dei batteri e 3 mg/L per distruggerli. È il prodotto che si compra proprio quando lo scarico rallenta, ossia nel momento peggiore, e per giunta non scioglie un tappo meccanico: quello si affronta con una sonda, come spiegato nella guida alla fossa intasata.

Poi ci sono i farmaci, ed è il capitolo più recente. Uno studio dell’University of Glasgow del 2022 ha esposto comunità microbiche anaerobiche del tipo presente nelle fosse settiche all’amoxicillina, l’antibiotico beta-lattamico più prescritto. Già a 1 mg/L nell’influente si rileva un impatto misurabile sulla comunità batterica. Fra 5 e 100 mg/L l’efficienza di trattamento crolla e la robustezza della comunità diminuisce entro le prime 24 ore. La produzione di metano, misurata rispetto ai controlli sani, scende all’86,82% alle concentrazioni più basse, al 70,28% a quelle intermedie e al 59,57% alle più alte. E c’è un effetto che non riguarda la vasca ma tutti noi: entro 36 ore la presenza di geni di resistenza antimicrobica nell’effluente aumenta di 2-3 volte.

Va detto con onestà quello che lo studio non dice: sono concentrazioni di laboratorio, e il ciclo di antibiotici di una persona sola, diluito nell’acqua di una casa intera, non le riproduce. Ma la direzione è chiara, e nessuna bustina di batteri la corregge.

Se stai avviando una fossa nuova, l'unica operazione utile è riempirla d'acqua pulita prima del primo utilizzo, come indicano i manuali dei costruttori: serve a evitare che la vasca galleggi o si deformi, non a inoculare batteri. Quelli arrivano con il primo scarico.

L'analisi dell'editor

L'attivatore batterico è il prodotto perfetto: costa poco, non si può dimostrare che non abbia funzionato, e chi lo compra attribuirà alla bustina qualunque cosa vada bene nei mesi successivi. Ho letto le prove e non ne ho trovata una indipendente che mostri un beneficio su una fossa sana; ne ho trovate diverse che mostrano zero differenze, e una che spiega come gli enzimi possano mandare i grassi nella trincea. La mia posizione, quindi, è quella dell'utente anonimo del 2005: si riempie la vasca d'acqua, si comincia a usarla, e i batteri arrivano da soli — cento miliardi per grammo, quattrocento specie, tutti i giorni, gratis. I soldi della bustina mettili da parte per lo svuotamento, che è l'unica manutenzione che nessuno studio ha mai dichiarato inutile.

Gli additivi enzimatici sono pericolosi?

Possono esserlo. La Virginia Tech avverte che certi enzimi disgregano la crosta di schiuma e mandano grassi e oli nel campo di dispersione, impedendone l'infiltrazione. È il guasto più costoso dell'impianto.

E la crosta va tolta?

No, va lasciata dov'è: è la barriera che tiene i grassi lontani dall'uscita. Si rimuove solo con lo svuotamento, insieme al fango, e da chi è autorizzato a farlo.

E se la mia fossa è già in difficoltà?

Allora la domanda non è quale additivo, ma dove si ferma l'acqua. Apri i pozzetti a monte e a valle della vasca prima di comprare qualsiasi cosa: nove volte su dieci il problema è meccanico o è la dispersione.

Domande frequenti

Devo aggiungere batteri a una fossa nuova?

No. I batteri arrivano da soli, con le acque nere: provengono dal tratto digerente e ogni grammo di feci umane ne contiene circa cento miliardi, appartenenti a quattrocento specie diverse. Una pubblicazione della Washington State University affronta esattamente questa credenza e risponde che, sebbene i sistemi settici richiedano batteri per funzionare, non occorre aggiungere alcun batterio speciale. La quantità introdotta da una bustina è irrisoria rispetto a quella già presente.

Gli attivatori commerciali funzionano?

Per una fossa sana e svuotata con regolarità l'evidenza indipendente dice di no. Uno studio della North Carolina State University seguì 48 fosse settiche a grandezza naturale per 12 mesi: gli additivi non aumentarono in modo significativo le concentrazioni batteriche rispetto ai controlli, e non emerse alcuna differenza misurabile nell'accumulo di fanghi. Le pagine che sostengono il contrario vendono l'additivo.

Gli additivi possono peggiorare le cose?

Quelli enzimatici sì. La Virginia Tech avverte che certi enzimi possono disgregare lo strato di schiuma — la crosta di grassi e oli che galleggia in superficie — mettendolo in sospensione nell'effluente, che così raggiunge il campo di dispersione e ne impedisce l'infiltrazione. La crosta non è sporcizia: è la barriera che tiene i grassi lontani dall'uscita.

Il lievito di birra aiuta la fossa?

No, e la ragione è biologica: il lievito è un fungo, non un batterio, e il suo metabolismo è diverso da quello dei batteri anaerobici che lavorano nella vasca. Le fonti tecniche osservano che, invece di aiutare, produce gas in eccesso. Le ricette casalinghe che circolano — un pacchetto di lievito sciolto in un litro d'acqua tiepida, da ripetere ogni mese — non hanno una base scientifica.

Cosa danneggia davvero i batteri della fossa?

Gli sturatubi chimici: per un prodotto tipo Drano bastano 0,1 mg/L per ridurre di dieci volte la concentrazione batterica, 1,3 mg/L per uccidere la maggior parte dei batteri, 3 mg/L per distruggerli. La candeggina, al confronto, agisce a 1,85 mL/L e dopo dosi massicce la flora si è ripresa in un massimo di 60 ore. Gli antibiotici hanno effetti misurabili già a 1 mg/L nell'influente.

Che pH vuole la digestione anaerobica?

L'intervallo ottimale indicato per la digestione anaerobica è 7,5-8,5. Sotto 6,8 la metanogenesi risulta inibita. Se si corregge l'acidità con la calce non conviene superare pH 8, pena la paralisi dell'attività batterica; le dosi indicate per tamponare un abbassamento di pH sono nell'ordine di 40-50 grammi per metro cubo di volume utile.

Marco Rinaldi

Ricercatore ed editor di trattamento acque domestiche

Ricerca e cura guide indipendenti sugli impianti di trattamento domestico delle acque reflue, confrontando normativa (D.lgs 152/2006), prezzi reali e esperienze degli utenti.

Continua a leggere