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Degrassatore: l'ente ti rimanda al costruttore, il costruttore cita l'ente. Il volume non lo decide nessuno

In sintesi
  • L'unico ente che si pronuncia — ARPAL Liguria — non fissa né volume né frequenza: «dipendono dal modello scelto» e «si consiglia di affidarsi alle indicazioni del costruttore». Il modulo di autorizzazione ha una casella vuota: «capacità pari a: ______ litri».
  • I 50 litri per abitante equivalente che il mercato attribuisce all'ARPA non riguardano il degrassatore: nel documento ARPAL sono il comparto di sedimentazione della fossa Imhoff, per garantire «almeno 4 ore» di detenzione.
  • Frequenza: la UNI EN 1825-2, punto 8 chiede lo svuotamento «come minimo una volta al mese e preferibilmente ogni due settimane». I manuali dei costruttori dicono 2 mesi, 3 mesi, 6-12 mesi. Stesso oggetto.
  • Casa privata: l'Autorità Idrica Toscana lo obbliga a ristoranti e utenze condominiali, e per la singola abitazione dà l'alternativa scritta — le acque saponose nella terza camera della tricamerale.
  • Le sanzioni non sono comunali ma statali: art. 133 D.Lgs. 152/2006 — 1.500-15.000 € per prescrizioni non osservate, 3.000-30.000 € per superamento dei limiti.
Verificato il 17 luglio 2026 — il numero che l'ARPA non ha mai detto

Abbiamo passato mezza giornata a verificare una sola cosa, ed è caduta. Il mercato dimensiona il degrassatore con un parametro che presenta come pubblico: 50 litri per abitante equivalente, con 1 A.E. = 3 coperti. Da lì escono i 16 litri a coperto e i 960 litri per un ristorante da 60 posti, il tutto con l'aria di una cosa decisa da qualcuno in divisa.

Nelle linee guida dell'ARPAL Liguria quel numero esiste. Ma è di un'altra vasca: "Come valori medi del comparto di sedimentazione si hanno circa 40÷50 litri per utente; in ogni caso, anche per le vasche più piccole, la capacità non dovrebbe essere inferiore a 250÷300 litri complessivi."

Comparto di sedimentazione: è la fossa Imhoff, non il degrassatore. E ha uno scopo dichiarato — garantire "un tempo di detenzione dei liquami di almeno 4 ore". Nulla a che vedere con l'intercettazione dei grassi.

Ciò che l'ARPAL attribuisce davvero alla ristorazione è solo il conteggio delle persone: "ristoranti, trattorie ecc: 1 AE ogni 3 posti mensa". Serve a stimare il carico dell'insediamento, non a dimensionare la vaschetta.

Quindi il dimensionamento "ufficiale" che vi propongono è una rielaborazione di un produttore, che ha preso in prestito il conteggio degli abitanti equivalenti e lo ha applicato alle proprie vasche, chiamandolo "linee guida ARPA". Non vuol dire che la proposta sia tecnicamente sbagliata. Vuol dire che è commerciale, e che va discussa come tale — non subita come una prescrizione.

La prova sta nel modulo che consegnate all'ufficio: "avente capacità pari a: ___________ litri." — più l'obbligo di allegare la scheda tecnica del modello. Una casella vuota, e l'obbligo di allegare la scheda di chi ve l'ha venduto. Se il volume fosse fissato da una linea guida, quella casella non avrebbe motivo di esistere.

C'è un dettaglio che rende la cosa quasi elegante: il conteggio prestato è vero. L'ARPAL scrive davvero "ristoranti, trattorie ecc: 1 AE ogni 3 posti mensa", e davvero parla di 40÷50 litri per utente. Nessuno ha inventato niente. Semplicemente i due pezzi appartengono a vasche diverse, e chi li ha uniti ha ottenuto una formula che suona ufficiale in ogni sua metà pur non essendolo nell'insieme. È il modo più difficile da smontare di dire una cosa falsa: tutte le parole sono verificabili, tranne il nesso.

Per questo la domanda giusta al preventivo non è "da dove viene questo numero" — vi risponderanno "ARPA" e sarà quasi vero. È: quale documento, quale pagina, e per quale vasca. Alla terza domanda la formula si scioglie da sola.

Provate a cercare quanto deve essere grande il vostro degrassatore. Troverete una risposta precisa, con tanto di litri per abitante equivalente, e la troverete attribuita alle «linee guida ARPA».

Poi andate a leggere le linee guida dell’ARPAL Liguria — l’unico documento di un’agenzia regionale che si occupi della cosa. Dice questo:

“Le forme, i materiali e le dimensioni del degrassatore dipendono dal numero degli abitanti equivalenti; dipendono dal modello scelto, è necessario quindi osservare le indicazioni riportate nelle schede tecniche, che devono essere allegate alla domanda per l’autorizzazione allo scarico.”

E sulla manutenzione:

“L’efficienza del degrassatore dipende direttamente dalla esecuzione con regolarità delle normali operazioni di manutenzione, ovvero rimozione periodica del materiale galleggiante e di quello depositato nel fondo; tale periodicità dipende dalle dimensioni del degrassatore e dall’utilizzo, si consiglia quindi di affidarsi alle indicazioni del costruttore dell’impianto scelto.”

L’ente non fissa il volume. L’ente non fissa la frequenza. L’ente vi rimanda al costruttore — e il costruttore, per giustificare i propri numeri, cita l’ente.

Il modulo di autorizzazione è il punto in cui questo cerchio diventa visibile a occhio nudo. È il documento che consegnate all'ufficio, e la riga sul degrassatore recita:

«La rete fognaria interna all’insediamento è munita di pozzetto degrassatore, nel quale confluiscono le acque provenienti da tutte le utenze ad eccezione degli scarichi dei WC, avente capacità pari a: ___________ litri.» — e con l’obbligo di allegare la scheda tecnica del modello.

Una casella vuota, e l’obbligo di allegare la scheda di chi ve l’ha venduto.

Non è una svista burocratica: è una scelta, e per certi versi ragionevole. Un ente non può dimensionare a distanza la cucina di ogni ristorante d’Italia, e il costruttore conosce il proprio prodotto meglio di qualunque ufficio. Il problema è che quella delega, nel percorso dall’ufficio al preventivo, si trasforma in un’autorità che non esiste: l’ARPAL dice «chiedete al costruttore», il costruttore risponde «lo dicono le linee guida ARPA», e il cliente crede di leggere una prescrizione pubblica mentre sta leggendo un catalogo.

Sapere questo non vi dà il numero giusto. Vi dà una cosa più utile: la consapevolezza che il numero è negoziabile, e che chi ve lo propone è parte interessata.

Il numero che l’ARPA non ha mai detto

Questa è la parte che meritava una verifica, e l’ha superata al contrario.

Il mercato ripete un dimensionamento apparentemente ufficiale: 50 litri per abitante equivalente, con 1 A.E. = 3 coperti. Da lì escono i 16 litri a coperto, i 960 litri per un ristorante da 60 posti, e l’aria di cosa decisa da qualcuno in divisa.

Nel documento dell’ARPAL quel numero c’è. Ma riguarda un’altra vasca:

“Come valori medi del comparto di sedimentazione si hanno circa 40÷50 litri per utente; in ogni caso, anche per le vasche più piccole, la capacità non dovrebbe essere inferiore a 250÷300 litri complessivi.”

Comparto di sedimentazione. È la fossa Imhoff, non il degrassatore. E serve a uno scopo preciso, che l’ARPAL dichiara: garantire “un tempo di detenzione dei liquami di almeno 4 ore”.

Ciò che l’ARPAL sì attribuisce alla ristorazione è il conteggio delle persone — “ristoranti, trattorie ecc: 1 AE ogni 3 posti mensa” — che serve a stimare il carico dell’insediamento, non a dimensionare la vaschetta dei grassi.

40÷50 L/utentecomparto di sedimentazione della Imhoff (ARPAL)
250÷300 Lminimo complessivo, anche per le vasche più piccole
almeno 4 oredetenzione che quel volume deve garantire
1 AE / 3 posticonteggio degli abitanti equivalenti per la ristorazione
Se un preventivo vi dimensiona il degrassatore "secondo le linee guida ARPA", chiedete quale documento e quale pagina. Il volume del degrassatore, in quelle linee guida, non c'è: c'è il volume della Imhoff, ed è un'altra vasca con un altro compito. Non vuol dire che la proposta sia sbagliata — vuol dire che è del costruttore, e va discussa come tale.

La frequenza: la norma dice due settimane, i manuali dicono un anno

Chi dice cosa · luglio 2026 Il parametro "ARPA" del degrassatore, verificato documento alla mano.
AffermazioneChi la faCosa dice davvero il documento
50 L per abitante equivalente per il degrassatoreproduttore (Starplast)non è nelle linee guida ARPAL
40÷50 litri per utenteARPAL Liguriaè il comparto di sedimentazione della Imhoff
minimo 250÷300 litri complessiviARPAL Liguriasempre la Imhoff, non il degrassatore
1 AE ogni 3 posti mensaARPAL Liguriavero — ma serve a contare le persone
dimensione del degrassatoreARPAL Liguria"dipendono dal modello scelto"
Se un preventivo cita le "linee guida ARPA", chiedete quale documento e quale pagina.

Sull’altro numero — ogni quanto svuotarlo — la distanza è ancora più larga, e stavolta la norma esiste davvero.

La UNI EN 1825-2, punto 8, come la riporta Edil Impianti:

“Salvo specifiche diverse, i separatori dovrebbero essere svuotati, puliti e riforniti di acqua pulita come minimo una volta al mese e preferibilmente ogni due settimane (punto 8 UNI EN 1825-2).”

Ora i manuali di chi costruisce le vasche:

ChiOgni quanto
UNI EN 1825-2, punto 81 mese, preferibilmente 2 settimane
Sanigrease S2 mesi (mensile solo a pieno carico)
Techneau”almeno ogni 2 mesi”
Starplastspurgo completo con “verifiche trimestrali”
Rototec”Ogni 6 / 12 mesi”
Di Camillo Serbatoi, Depurtecnica”ogni 6-12 mesi”
Comune di Palmanova (relazione tecnica)ispezione ogni 2 mesi, autospurgo “una, due volte all’anno”
ARPAL Ligurianon lo fissa: “affidarsi alle indicazioni del costruttore”
Prima di gridare al complotto: i due estremi non misurano la stessa cosa, e questo è il nodo.

La EN 1825-2 è scritta per il separatore compatto di una cucina professionale — quello sottolavello, dimensionato sulla portata di punta in litri al secondo, non sul carico biologico di chi abita l’edificio. È un dispositivo piccolo che intercetta il grasso all’istante. Un oggetto così si riempie in fretta: due settimane è ingegneria onesta.

I 6-12 mesi di Rototec valgono per l’altra famiglia: la vasca interrata da centinaia o migliaia di litri, che è un serbatoio di accumulo. Lì il camion passa quando la vasca è piena, e con quel volume è questione di mesi.

Quindi la contraddizione apparente nasconde due prodotti diversi con lo stesso nome. E la conseguenza pratica è la trappola vera di questo articolo: il separatore piccolo e la pulizia quindicinale sono lo stesso progetto. Compri il compatto e ti impegni a svuotarlo di continuo; compri l’interrato grande e il camion passa una o due volte l’anno.

Il disastro è prendere il volume dell’uno e la frequenza dell’altro. Un separatore da 40 litri svuotato una volta l’anno non è a norma di niente: è un tratto di tubo con una curva.

Casa privata: l’alternativa scritta che non vi diranno

Per l’abitazione singola la risposta è più semplice di come viene venduta. Il Regolamento fognatura e depurazione dell’Autorità Idrica Toscana dice a chi tocca:

“Quale pretrattamento dei reflui provenienti da cucine di ristoranti, trattorie, mense ed utenze condominiali si prevede tra l’altro l’obbligo di installazione di pozzetto degrassatore adeguatamente dimensionato, al fine di contenere lo sversamento in fognatura di olii e grassi.”

Ristoranti, trattorie, mense, utenze condominiali. E per la casa singola, l’alternativa, nero su bianco:

“Per scarichi di acque saponose, provenienti da una singola unità abitativa, in alternativa al pretrattamento attraverso il pozzetto degrassatore, è possibile effettuare il pretrattamento attraverso l’immissione di tali acque nella terza camera della fossa biologica tricamerale.”

Se avete una tricamerale, la terza camera può fare quel lavoro, e un regolamento pubblico lo mette per iscritto. È il tipo di frase che non compare in nessun preventivo.

Questo è il regolamento toscano. Il vostro Comune può avere prescrizioni diverse, e il documento che conta è il suo regolamento di fognatura — non l'opinione dell'installatore. Cercatelo prima di comprare qualsiasi cosa: è lì che sta scritto se vi tocca, con che volume e ogni quanto.

Cosa ci passa dentro, secondo il modulo

Una riga sola, e chiude una discussione che si trascina nei forum. Il pozzetto degrassatore è, testualmente, quello

“nel quale confluiscono le acque provenienti da tutte le utenze ad eccezione degli scarichi dei WC”

Tutto tranne i WC. Cucina, lavastoviglie, lavatrice, docce: dentro. Acque nere: fuori, dritte al trattamento primario.

Prezzi veri, 2026

VocePrezzoFonte
Il solo prodotto135,00 € – 3.605,00 €Trovaprezzi
Separatore certificato, da 30 L a 200 L295 € – 1.049 €Separatorigrassi.it
Svuotamento fino a 1 m³ (1.000 L)88,00 €tariffario
Svuotamento fino a 2.000 L189,00 €tariffario
Svuotamento fino a 3.000 L225,00 €tariffario
Pulizia pozzetti, cadauno7,90 €tariffario

Fate la moltiplicazione che decide davvero il costo. Ottantotto euro a passaggio sono 88 € l’anno con la frequenza dei costruttori di vasche interrate. Sono oltre mille euro l’anno con la frequenza della EN 1825-2. Il prezzo del pozzetto — l’unica voce su cui tutti trattano — sparisce dentro quella differenza entro il primo anno. Il calcolatore dello svuotamento vi dà la vostra cifra.

Le sanzioni sono statali, non comunali

Il degrassatore in sé non ha una multa. Ce l’ha lo scarico, e non la decide il vostro Comune: è nell’art. 133 del D.Lgs. 152/2006, il Testo Unico Ambientale, e vale su tutto il territorio nazionale.

Comma 3 — chi effettua o mantiene uno scarico senza osservare le prescrizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione “è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento” euro a quindicimila.

Comma 1 — chi, nell’effettuazione di uno scarico, supera i valori limite di emissione: da tremila euro a trentamila.

Rileggete il comma 3, perché è il vostro. Quando il degrassatore è una prescrizione dell’autorizzazione, non averlo — o non pulirlo — non è una svista formale: è la fascia da 1.500 a 15.000 €. L’ATO di Brescia lo applica esattamente così nei propri atti.

Il grasso che non fermate se lo prende la fossa

Cordivari, nelle istruzioni del suo degrassatore, spiega dove va collegato e perché:

“La condotta in uscita dal degrassatore va collegata alla linea di scarico delle acque nere prima dell’ingresso nella vasca del trattamento primario (Imhoff o settica)”

Prima del trattamento primario, per proteggerne il funzionamento biologico. Il grasso che passa non sparisce: galleggia nella Imhoff, ne occupa il volume utile e finisce nel campo di dispersione, dove impermeabilizza il terreno che dovrebbe assorbire. È lo stesso meccanismo per cui una fossa si intasa senza che nessuno ci abbia buttato dentro niente di strano. E si vede nelle configurazioni che l’ARPAL elenca come ammissibili: «Degrassatore + Imhoff», «Degrassatore + Imhoff + subirrigazione», «Degrassatore + Imhoff + fitodepurazione». Il degrassatore non è mai da solo — è sempre il primo pezzo di una catena.

Chi paga, quando la vasca è privata ma il camion è uno

C’è una lite che nei forum torna sempre identica. Da Condominioweb, il proprietario di una villetta a schiera:

All ultima riunione cui nn ho partecipato i condomini han investito l’amminiatratore  dell onere di far dei preventivi x pulizia pozzi neri comuni e sgrassatori privati. Ora, partendo dal presupposto che lo sgrassatore è privato e sta nella mia area privata, e me lo son sempre pulito io ... come pure un altro condomino, ha fatto fare un preventivo per la parte comune e per 8/9 sgrassatori(siamo 10 villette a schiera) ad un forfait unico che intende spalmare in egual parte su tutti... cioè io dovrei pagare x un servizio di cui NON usufruisco peraltro di tipo PRIVATO. Ma ke senso ha?

Skorpyo, condominioweb.com

Il caso è istruttivo perché mostra dove nasce l’attrito: il degrassatore è privato e sta dentro la proprietà di ciascuno, ma il camion che lo svuota è uno solo e fa un viaggio solo. L’amministratore compra un forfait perché così il servizio costa meno; chi si è sempre pulito la vasca da sé si ritrova a finanziare quella del vicino.

Non è una questione tecnica, è di ripartizione — e non ha una risposta nelle fonti. Ma prima di firmare, chiedete il preventivo scorporato tra parte comune e vasche private: se la vasca è privata, la sua manutenzione lo è altrettanto, e un forfait “spalmato equamente” è una scelta contabile, non un obbligo.

Cosa fare, in ordine

  1. Cercate il regolamento di fognatura del vostro Comune. È l’unico documento che dice se vi tocca. Quello toscano dà l’alternativa della terza camera; il vostro può dire altro.
  2. Se un preventivo cita le “linee guida ARPA”, chiedete pagina e documento. Il volume del degrassatore lì non c’è: c’è quello della Imhoff.
  3. Non mischiate le due scuole. Separatore compatto + pulizia quindicinale è un progetto. Separatore compatto + pulizia annuale non è niente.
  4. Chiedete il prezzo dello svuotamento prima di scegliere il volume. A 88 € a passaggio, la frequenza costa più della vasca entro un anno.
  5. In condominio, pretendete il preventivo scorporato tra parte comune e vasche private.
  6. Se avete un’attività di ristorazione, il vostro numero è il comma 3 dell’art. 133: da 1.500 a 15.000 €, e non dipende dal Comune.
L'ARPA chiede 50 litri per abitante equivalente?

Non per il degrassatore. Quel numero, nelle linee guida ARPAL, è il comparto di sedimentazione della fossa Imhoff.

E allora chi fissa il volume?

Nessun ente. L'ARPAL scrive che "dipendono dal modello scelto" e rimanda alle schede tecniche del costruttore.

Cosa dice davvero l'ARPAL sulla ristorazione?

Solo "ristoranti, trattorie ecc: 1 AE ogni 3 posti mensa" — un conteggio di persone, non un volume.

Domande frequenti

Quanto deve essere grande il degrassatore?

Nessun ente pubblico ve lo dice, ed è la cosa più sorprendente di questo argomento. Le linee guida dell'ARPAL Liguria — l'unico documento ufficiale di un'agenzia regionale che abbiamo trovato sul tema — scrivono: «Le forme, i materiali e le dimensioni del degrassatore dipendono dal numero degli abitanti equivalenti; dipendono dal modello scelto, è necessario quindi osservare le indicazioni riportate nelle schede tecniche, che devono essere allegate alla domanda per l'autorizzazione allo scarico.» Tradotto: il volume lo decide il costruttore, e voi allegate la sua scheda. Il modulo di autorizzazione lo conferma: «…avente capacità pari a: ___________ litri.» — más la obligación de adjuntar la ficha técnica del modelo. Una casella vuota.

È vero che l'ARPA chiede 50 litri per abitante equivalente?

No, non per il degrassatore. Quel numero esiste nel documento dell'ARPAL Liguria, ma riguarda un'altra vasca: «Come valori medi del comparto di sedimentazione si hanno circa 40÷50 litri per utente; in ogni caso, anche per le vasche più piccole, la capacità non dovrebbe essere inferiore a 250÷300 litri complessivi.» Il comparto di sedimentazione è quello della fossa Imhoff, e serve a garantire «un tempo di detenzione dei liquami di almeno 4 ore». I produttori di degrassatori hanno preso in prestito quel conteggio degli abitanti equivalenti e lo hanno applicato alle proprie vasche, presentandolo come «linee guida ARPA». L'ARPAL, per i degrassatori, non prescrive quel volume.

Ogni quanto va svuotato?

Dipende da chi risponde, e la forbice è enorme. La UNI EN 1825-2, al punto 8, è la più severa: come la riporta Edil Impianti, «Salvo specifiche diverse, i separatori dovrebbero essere svuotati, puliti e riforniti di acqua pulita come minimo una volta al mese e preferibilmente ogni due settimane». I manuali dei costruttori dicono altro: Sanigrease S raccomanda ogni 2 mesi (mensile solo a pieno carico), Techneau «almeno ogni 2 mesi», Starplast prevede lo spurgo completo con «verifiche trimestrali», Rototec «ogni 6 / 12 mesi», come Di Camillo Serbatoi e Depurtecnica. Il Comune di Palmanova, in una relazione tecnica, parla di ispezione ogni 2 mesi e pulizia con autospurgo «una, due volte all'anno». E l'ARPAL non fissa nulla: «tale periodicità dipende dalle dimensioni del degrassatore e dall'utilizzo, si consiglia quindi di affidarsi alle indicazioni del costruttore».

Serve anche per una casa privata?

Di norma no, e c'è un'alternativa ufficiale che quasi nessuno cita. Il Regolamento fognatura e depurazione dell'Autorità Idrica Toscana impone il degrassatore «quale pretrattamento dei reflui provenienti da cucine di ristoranti, trattorie, mense ed utenze condominiali». Per la casa singola scrive: «Per scarichi di acque saponose, provenienti da una singola unità abitativa, in alternativa al pretrattamento attraverso il pozzetto degrassatore, è possibile effettuare il pretrattamento attraverso l'immissione di tali acque nella terza camera della fossa biologica tricamerale.» Se avete una tricamerale, la terza camera può già fare quel lavoro. Verificate però il regolamento del vostro Comune: questo è quello toscano.

Quali acque ci passano dentro?

Tutte tranne i WC. Il modulo di autorizzazione dell'ARPAL lo mette nero su bianco: il pozzetto degrassatore è quello «nel quale confluiscono le acque provenienti da tutte le utenze ad eccezione degli scarichi dei WC». Quindi cucina, lavastoviglie, lavatrice, docce: sì. Acque nere del bagno: no, quelle vanno dritte al trattamento primario.

Quali sanzioni rischio?

Statali, non comunali, e questo cambia tutto: valgono su tutto il territorio nazionale. Sono nell'art. 133 del D.Lgs. 152/2006, il Testo Unico Ambientale. Comma 3: chi «effettui o mantenga uno scarico senza osservare le prescrizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione… è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento euro a quindicimila euro». Comma 1: chi «nell'effettuazione di uno scarico superi i valori limite di emissione… è punito con la sanzione amministrativa da tremila euro a trentamila euro». Se il degrassatore è una prescrizione della vostra autorizzazione, non averlo o non pulirlo ricade nel comma 3.

Marco Rinaldi

Ricercatore ed editor di trattamento acque domestiche

Ricerca e cura guide indipendenti sugli impianti di trattamento domestico delle acque reflue, confrontando normativa (D.lgs 152/2006), prezzi reali e esperienze degli utenti.

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