Fossa settica o fossa biologica (Imhoff): la differenza, quale si può installare oggi e cosa cambia per lo scarico
- Vasca settica tradizionale: «compartimenti comuni al liquame ed al fango». Vasca Imhoff: «compartimenti distinti». Una parola, e cambia tutto.
- La Delibera del 4 febbraio 1977 dichiara le vasche settiche tradizionali «non accettabili per nuove installazioni».
- Gli impianti vecchi sono tollerati: «dovranno adeguarsi ad esse, per quanto possibile, secondo le disposizioni che saranno impartite dalle autorità locali».
- «Fossa biologica» è un termine colloquiale: non ha definizione normativa. Un regolamento comunale lo definisce sbagliando, attribuendo alla Imhoff compartimenti comuni.
- Il pozzo nero, per norma, è ammesso solo dove non c'è distribuzione idrica interna: dotazione «non superiore a 30-40 litri giornalieri pro-capite».
In italiano «fossa biologica» e «fossa settica» sono usati come sinonimi per lo stesso sistema di trattamento primario; la fossa Imhoff è invece tecnicamente e strutturalmente diversa. La differenza che conta però non è terminologica ma normativa, e sta nella Delibera del Comitato Interministeriale per la Tutela delle Acque del 04/02/1977, insieme al D.Lgs. 152/06: per la depurazione delle acque reflue domestiche non collegate in fognatura, **le fosse settiche non sono accettabili per nuove installazioni**, mentre l'utilizzo della fossa Imhoff è richiesto come requisito minimo per gli insediamenti non recapitanti in reti fognarie.
Chi sta progettando un impianto nuovo non ha davanti due opzioni equivalenti fra cui scegliere per preferenza o per prezzo: ha un requisito minimo. E il requisito non finisce lì, perché la Imhoff dev'essere poi spesso abbinata ad altri sistemi a valle, come subirrigazione o fitodepurazione. Chi invece ha una fossa settica esistente si trova in una situazione diversa, che è la ragione per cui le due domande — cosa devo installare, cosa devo fare con quella che ho — non hanno la stessa risposta e non vanno confuse.
Un uomo sta comprando casa in Puglia. L’annuncio dice: agibilità e fossa Imhoff. Poi il venditore gli spiega di che si tratta, e il conto non torna.
Mi aspettavo quindi un impianto di subirrigazione ed invece mi è stato detto "no è una imhoff perché ha 2 vasche ma non ha subirrigazione" quindi ho dedotto che fosse un sistema a tenuta a 2 vasche semplice e secondo me non si puo definire imhoff per me. Anche perché dicono che non va svuotata spesso e allora da dove escono le acque?
Discussione «Fossa imhoff?», r/istrutturareL’acquirente ha ragione su tutta la linea, e la ragione sta in una parola della norma. Il venditore crede che «Imhoff» significhi «due vasche». Non significa questo, e la differenza non è terminologica: decide se quell’impianto poteva essere installato.
Comuni contro distinti
L’allegato 5 della Delibera del Comitato dei Ministri del 4 febbraio 1977 definisce le due famiglie con una simmetria che sembra fatta apposta per essere confrontata.
Le vasche settiche di tipo tradizionale sono «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti comuni al liquame ed al fango», e devono permettere «un idoneo ingresso continuo, permanenza del liquame grezzo ed uscita continua del liquame chiarificato». Sono, dice la manualistica, una «vasca di calma che ha la funzione di favorire la sedimentazione delle particelle fini… e di abbattere una aliquota di BOD».
Le vasche settiche di tipo Imhoff sono «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti distinti per il liquame e il fango», e devono «permettere un idoneo attraversamento del liquame nel primo scomparto, permettere un’idonea raccolta del fango nel secondo scomparto sottostante e l’uscita continua, come l’entrata, del liquame chiarificato».
Comuni. Distinti. Tutta la differenza è qui, ed è una differenza di geometria: nella settica tradizionale il liquame e il fango stanno nello stesso spazio; nella Imhoff il liquame attraversa il comparto superiore mentre il fango sedimenta e digerisce in quello sottostante.
Da cui la prima conseguenza pratica, per l’acquirente pugliese: due vasche affiancate, con liquame e fango insieme, non sono una Imhoff. Sono vasche settiche. La Imhoff ha due comparti sovrapposti, non due vasche in fila.
La frase che nessun venditore cita
C’è poi una seconda conseguenza, molto più pesante, e vive nella stessa pagina della Delibera.
Le vasche settiche di tipo tradizionale sono classificate «non accettabili per nuove installazioni».
Non «sconsigliabili», non «superate». Non accettabili. Da mezzo secolo, per gli insediamenti civili sotto i 50 vani o i 5.000 metri cubi, l’unica delle due famiglie che si può installare è la Imhoff.
Gli impianti che già esistono non vengono demoliti d’ufficio: la norma prevede che i propri parametri servano «per una valutazione delle installazioni esistenti», e che tali impianti «dovranno adeguarsi ad esse, per quanto possibile, secondo le disposizioni che saranno impartite dalle autorità locali». Tradotto: una vecchia settica tradizionale è tollerata finché non tocchi nulla, e diventa un problema il giorno in cui rifai l’impianto, chiedi l’agibilità o vendi la casa.
Perché separare i comparti cambia tutto
La ragione per cui la Imhoff ha soppiantato la settica non è estetica, ed è più sottile di quanto sembri: sta nel tempo.
La vasca settica tradizionale è proporzionata su circa 12 ore di detenzione. La Imhoff è calcolata su 4-6 ore per le portate di punta. Meno della metà.
I manuali tecnici italiani spiegano esattamente perché quel tempo più corto sia un vantaggio, ed è la frase che rende comprensibile tutto il resto: proprio «grazie ai tempi di sedimentazione inferiori rispetto a quelli delle vasche tradizionali, vengono evitati l’instaurarsi di condizioni settiche, lo sviluppo di gas maleodoranti e la conseguente risospensione di parte dei solidi sedimentati».
Rileggila al contrario e ottieni il ritratto della vecchia settica: liquame che staziona, diventa settico, produce gas maleodoranti, e le bolle risospendono i solidi già sedimentati, che se ne vanno con l’effluente verso il terreno. La settica tradizionale, insomma, rovina in uscita il lavoro che ha fatto in entrata.
La Imhoff lo evita separando fisicamente i due mondi. Il liquame passa e se ne va in poche ore, chiarificato. Il fango scende in un comparto sottostante e digerisce in pace, senza rimettere in circolo ciò che ha già depositato — e i gas che produce non attraversano il liquame in transito.
Se ti stai chiedendo perché questo importi, la risposta sta a valle: i solidi risospesi finiscono nella subirrigazione, e una trincea disperdente colmata è l’opera più cara dell’impianto.
«Fossa biologica» non esiste (per la legge)
Restano le parole che usiamo tutti i giorni, e che nessuna norma definisce.
«Fossa biologica» è un termine colloquiale e ombrello. La manualistica registra semplicemente che la Imhoff viene «chiamata comunemente vasca Imhoff, vasca biologica Imhoff». Non c’è un manufatto che si chiami così nella Delibera.
La cosa diverte meno quando la confusione entra nei documenti ufficiali. Il regolamento edilizio di un Comune italiano definisce le fosse biologiche mettendo nello stesso insieme degrassatori, vasche settiche bicamerali e tricamerali e vasche Imhoff, e descrivendole tutte come «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti comuni per il liquame ed il fango».
Per la Imhoff è l’esatto contrario di quanto stabilisce la norma nazionale, che la definisce proprio per i compartimenti distinti. Un regolamento comunale, cioè il documento che il cittadino deve applicare, contiene una definizione che rovescia quella del testo da cui deriva.
Non è un dettaglio da pedanti. È il motivo per cui un venditore può dire in buona fede «è una Imhoff perché ha due vasche», un acquirente può dedurne che sia «un sistema a tenuta a 2 vasche semplice», e nessuno dei due ha letto un documento che li smentisca — perché il documento più vicino, quello comunale, dà loro ragione.
E il pozzo nero, che non è niente di tutto questo
Per chiudere il quadrilatero: il pozzo nero non è né una settica né una Imhoff, e il prezzo di una fossa settica vale per entrambe. La Delibera lo definisce come manufatto per «accumulo e fermentazione (pozzi neri) con estrazione periodica del materiale», e ne restringe l’uso in modo che oggi suona quasi archeologico: i pozzi neri «possono essere utilizzati solo per abitazioni o locali in cui non vi sia distribuzione idrica interna, con dotazione in genere non superiore a 30-40 litri giornalieri pro-capite, e quindi con esclusione degli scarichi di lavabi e bagni, di cucina e lavanderia». E devono avere perfetta tenuta di pareti e fondo.
Trenta o quaranta litri al giorno a testa, senza lavabo, senza bagno, senza cucina e senza lavanderia. Non è la casa di nessuno, in Italia, dal dopoguerra in poi. Il pozzo nero nasce per un mondo in cui l’acqua corrente in casa non c’era, e sopravvive oggi solo come vasca a tenuta stagna dove il Comune vieta di disperdere.
Se qualcuno ti propone un pozzo nero perché «costa meno», sappi che stai discutendo di un manufatto che la norma riserva alle case senza rubinetti.
Quando compri, la domanda non è «c'è la fossa?». Sono tre: i comparti del liquame e del fango sono distinti o comuni; dove va l'effluente in uscita; e c'è l'autorizzazione allo scarico. La prima ti dice se il manufatto poteva essere installato, la seconda se il sistema è completo, la terza se è tuo il problema o del venditore.
Fra tutte le storie che ho letto sui forum italiani, quella dell'acquirente pugliese è la più istruttiva, perché ha ragione senza avere i testi in mano. Gli hanno venduto «una Imhoff» che sono due vasche, e lui obietta con la domanda giusta: se non va svuotata spesso, da dove escono le acque? Nessun impianto è completo senza la risposta a quella domanda, e nessuna parola — settica, biologica, Imhoff — la contiene. La mia regola, quando visito una casa, è di non usare mai la parola «fossa». Chiedo dove finisce l'acqua che esce dalla vasca, e guardo la faccia di chi mi risponde. Se non lo sa, il resto della terminologia è irrilevante: qualunque cosa ci sia interrata in giardino, non è stata progettata, è stata comprata.
In italiano sì, sono sinonimi per lo stesso sistema di trattamento primario.
È tecnicamente e strutturalmente diversa.
La Delibera CITAI del 04/02/1977 stabilisce che non sono accettabili per nuove installazioni fuori fognatura.
La fossa Imhoff come requisito minimo, spesso abbinata a subirrigazione o fitodepurazione.
È una domanda diversa da quella su cosa installare oggi, e non ha la stessa risposta.
Il D.Lgs. 152/06 insieme alla Delibera del Comitato Interministeriale per la Tutela delle Acque del 04/02/1977.
È il requisito minimo, e dev'essere spesso abbinata ad altri sistemi a valle come subirrigazione o fitodepurazione.
Perché due dei tre termini indicano lo stesso oggetto e il terzo no, e le pagine commerciali li usano in modo intercambiabile.
Domande frequenti
Che differenza c'è fra fossa settica e fossa Imhoff?
Una parola della norma. La Delibera del 4 febbraio 1977 definisce le vasche settiche di tipo tradizionale come «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti comuni al liquame ed al fango», e le vasche settiche di tipo Imhoff come «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti distinti per il liquame e il fango». Nella prima liquame e fango convivono; nella seconda il liquame attraversa lo scomparto superiore e il fango si raccoglie in quello sottostante.
Posso ancora installare una fossa settica tradizionale?
No. L'allegato 5 della Delibera del 4 febbraio 1977 classifica le vasche settiche di tipo tradizionale come «non accettabili per nuove installazioni». Gli impianti esistenti non vengono necessariamente distrutti: i parametri servono «per una valutazione delle installazioni esistenti», e tali impianti «dovranno adeguarsi ad esse, per quanto possibile, secondo le disposizioni che saranno impartite dalle autorità locali».
Cos'è allora una «fossa biologica»?
Un termine colloquiale, senza definizione normativa: la manualistica registra che la Imhoff viene «chiamata comunemente vasca Imhoff, vasca biologica Imhoff». La confusione arriva fino ai documenti ufficiali: un regolamento edilizio comunale definisce le fosse biologiche includendovi degrassatori, vasche settiche bi e tricamerali e vasche Imhoff, e le descrive come «caratterizzate dal fatto di avere compartimenti comuni per il liquame ed il fango» — che per la Imhoff è esattamente il contrario di quanto dice la norma nazionale.
Perché la Imhoff evita la setticizzazione?
Per il tempo. La vasca settica tradizionale è proporzionata su circa 12 ore di detenzione; la Imhoff su 4-6 ore per le portate di punta. I manuali tecnici lo spiegano così: «grazie ai tempi di sedimentazione inferiori rispetto a quelli delle vasche tradizionali, vengono evitati l'instaurarsi di condizioni settiche, lo sviluppo di gas maleodoranti e la conseguente risospensione di parte dei solidi sedimentati».
E il pozzo nero?
È un manufatto per «accumulo e fermentazione (pozzi neri) con estrazione periodica del materiale», e la norma ne restringe l'uso: i pozzi neri «possono essere utilizzati solo per abitazioni o locali in cui non vi sia distribuzione idrica interna, con dotazione in genere non superiore a 30-40 litri giornalieri pro-capite, e quindi con esclusione degli scarichi di lavabi e bagni, di cucina e lavanderia». Devono avere perfetta tenuta di pareti e fondo.
Due vasche in fila sono una Imhoff?
No. La Imhoff non ha due vasche affiancate: ha due comparti sovrapposti, uno di attraversamento del liquame e uno sottostante di raccolta del fango. Due vasche in serie con liquame e fango insieme sono, per definizione, vasche settiche. È una distinzione che nemmeno chi vende case padroneggia sempre.
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